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critica

Oro e oriente, Venezia - giugno 2005

Evocazioni oniriche in atmosfere indefinite e senza tempo che danzano magicamente insieme a sensuali figure leggere e sfrangiate, illuminate da una luce che è colore, vita e amore: è il mondo artistico in cui Elisabetta Zanutto sembra tuffarsi per smaterializzare la realtà quotidiana.

Un universo a foglia d'oro retaggio di antichi mestieri e tradizione vissuta sulla pelle, abitato da immagini femminili che si rigenerano a contatto con la natura, che fuggono dalla tela di base quasi grezza per assumere, nella loro nudità primitiva, una forma fuori dal tempo a simboleggiare l'origine del mondo e della vita: l'amore.

Amore sensuale, raffinato, al di là del corporeo ed evanescente, che vive nella torsione dei corpi sognati attraverso un calendoscopio di colori sfumati, chiari, luminosi e lievi che portano lo sguardo alla laguna, alle nebbie, ai tramonti e ai riverberi del sole sull'acqua.

Alessandra Artale